Sergio Pierattini       

 

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La Maria Zanella >> Il ritorno >> Un mondo perfetto>>  
Argot Produzioni

La Maria Zanella

di Sergio Pierattini

Con Maria Paiato

 

Regia Maurizio Panici

 

Premio Ubu 2005, migliore attrice.

 

Una casa che reca ancora sulla facciata i segni, la riga nera, dell'alluvione, quella accaduta in Polesine nel 1951. Il testo racconta le paure, le angosce e le malinconie vissute da Maria Zanella, costretta dalla sorella a vendere quella casa, rovinata dall'alluvione, dove è nata e cresciuta e che è intrisa dei suoi ricordi. Maria riuscirà a dare un'originale risposta alle sue paure, quelle che l'assalgono di notte, e che sono quelle di tutti coloro che conoscono l'inesorabile dolore del distacco da ogni luogo affettivo.

Compagnia Veronica Cruciani

Il  ritorno

di Sergio Pierattini

Con Milvia Marigliano, Renato Sarti, Veronica Cruciani, Alex Cendron

Regia Veronica Cruciani

Premio Della Critica 2008 come miglior testo.

Finalista Premio Ubu 2009 come nuovo testo italiano.

Una famiglia segnata da un grave episodio e  una figlia che ritorna. Accuse, recriminazioni, rimpianti. Sullo sfondo un contesto sociale particolare ma allo stesso tempo simile a quello di tante realtà del nostro centro nord; operoso e attivo ma anche denso di profonde contraddizioni: .E’ la storia della protagonista della nostra vicenda, la figlia trentenne di un piccolo imprenditore bergamasco, che dopo aver scontato il suo debito con la giustizia, torna alla sua famiglia d’origine. E’ la storia di un intricato e complesso modo di vivere i rapporti familiari, attraverso un particolare ma anche riconoscibile linguaggio degli affetti al quale i protagonisti si attaccano come naufraghi in cerca di salvezza. La vita e i problemi complessi dell’oggi hanno forse spinto alla deriva questa operosa famiglia. Non mancano i rimpianti per qualcosa che si sono lasciati alle spalle per sempre. Una vita fatta di sacrifici e lavoro ma allo stesso tempo più semplice; dove gli ideali se pur ingenui, riuscivano ancora a significare speranza e fede in un futuro migliore. Spero che tanti potranno riconoscersi nei protagonisti di questa storia. Non mi riferisco alla crudezza e l’incapacità che caratterizza il loro modo di rapportarsi tra loro ma a quel sincero e in fondo puro sforzo verso qualcosa di profondamente positivo che alcuni di loro riescono nonostante tutto ad esprimere.  Nella quasi totale mancanza di punti di riferimento ideali e politici che caratterizza i nostri tempi, un valore profondo che è tipico della terra dov’è ambientata la vicenda, come il lavoro, può, unito alla solidarietà e al rispetto delle regole essere non solo l’ancora di salvezza per noi, ma anche di tutti quelli che raggiungono il nostro paese in cerca di una vita migliore.Ed è questo, in fondo, il senso della proposta che il fratello, nell’ultima scena, rivolge alla donna.

Valdez Essedi Arte

Un mondo perfetto

di Sergio Pierattini

Con Milvia Marigliano, Sergio Pierattini, Paolo Musio

Regia Sergio Pierattini

 

Premio Riccione 2007 Sez. Bignami-Quondamatteo.

 

Ho scritto questo testo all’inizio del 2007. Affronta un tema, attuale e complesso come quello dell’adozione. Più in generale della nostra o per dirla senza presunzione forse soltanto mia, incapacità di amare. Una coppia non più giovanissima sogna di adottare un figlio. Quando scopriamo in scena i due protagonisti il loro calvario di attese e delusioni sembra essere definitivamente concluso. L’arrivo del figlio è in realtà l’inizio di un percorso di difficoltà devastanti che fin dal secondo quadro si rivelano insuperabili. I due protagonisti scoprono in rapida successione quanto sia “impossibile” amarlo. Le difficoltà non stanno nella personalità del ragazzo, non a caso non compare mai sulla scena, ma nella stessa natura dei due protagonisti.  Nell’essenza di quell’universo a due, grigio, ma anche autosufficiente e appagante che contraddistingue la loro unione. E’ un testo crudele, dove il dolore viene indagato senza mezzi termini. Più che i giudizi morali prevale, una volta svelato il mistero e tolta ogni ambiguità alla scomparsa del figlio, un senso di sincera e umana comprensione per i due sfortunati protagonisti. La loro tragica sconfitta riflette i miei e i nostri piccoli fallimenti quotidiani. Il non amore della coppia di “un mondo perfetto” svelandosi come un morbo improvviso ci ferisce e allo stesso tempo ci richiama a quella parte di noi, tanto oscura e imprevedibile perché al di fuori dal nostro diretto controllo, quanto sorprendente e devastante, con cui, prima o poi,  tutti siamo costretti a fare i conti.

 

 

Valdez Essedi Arte

Il gregario

di Sergio Pierattini 

In preparazione

Con Alex Cendron, Sergio Pierattini 

Regia Sergio Pierattini

 

Il Gregario” è ambientato nell’estate del ’46, durante il primo Giro d’Italia del dopoguerra. Due oscuri gregari del mitico Bartali rientrano nella stanza d’albergo, stremati dalle fatiche della tappa, che ha visto il più giovane dei due ottenere la prima, e probabilmente, unica affermazione della sua carriera. Il campione gli ha, infatti, concesso di tagliare il traguardo per primo. Se per il ragazzo veneto è il giorno più importante della sua vita, per il suo compagno di stanza, un oscuro e sfiancato corregionale di Bartali, il destino è invece amaramente segnato. In squadra non c’è più posto per lui. In un dialogo serrato ed aspro emergeranno vecchi rancori, frustrazioni mai sopite e sembrerà di assistere, più che ad un congedo, ad una resa dei conti tra vincitori e vinti. Ho scritto questo nel 2001, nell’ambito di un progetto che aveva nome “Grand Hotel Italia”, una serie di microdrammi ambientati in una stanza d’albergo che raccontavano la storia del nostro paese. La rassegna andò in scena, in un paio di serate, al teatro Argot di Roma. Quando nell’estate del 2009, Anna Giannelli mi chiese cosa mi sarebbe piaciuto portare al Festival di Radicandoli dedicato all’amico Nico Garrone ho pensato subito al “Gregario”. Molti, tra quei pochi che hanno avuto l’occasione di vederlo in quell’edizione ridotta del Teatro Argot, lo giudicano uno dei miei lavori più riusciti per il crudo realismo, l’ironia, il cinismo e la grande umanità che sprigiona dai due protagonisti. Quella che racconto è un Italia che le immagini in bianco e nero del ciclismo e dei grandi campioni di allora come Coppi e Bartali hanno reso mitica. Un Italia ingenua, povera e desiderosa di riscatto che sembra l’esatto contrario di quella di oggi, truffaldina e ormai rassegnata alla decadenza. Il filo di speranza che traspare alla fine della vicenda dei due gregari, può, attraverso il riso e la commozione che suscita, farci riflettere su quello che eravamo e che siamo diventati e indicare ai più ottimisti e spero non solo a loro, che, come capita i due malridotti ciclisti che vediamo in scena, tutto non è irrimediabilmente perduto.